grammatica italiana



Indice

Ortografia della lingua italiana

I segni di interpunzione

L’uso del punto fermo

L'uso della virgola

Il punto e virgola

I due punti

Punto interrogativo

Punto esclamativo

L’uso dei tre puntini

Uso delle parentesi



Uso delle virgolette

D eufonica

Maiuscole

Elisione

Troncamento

L’uso degli accenti


Analisi grammaticale

Il sostantivo

Nomi comuni

Nomi propri

Nomi collettivi

Nomi concreti

Nomi astratti

Nomi alterati

Nomi numerabili

Nomi non numerabili

Nomi difettivi

Nomi sovrabbondanti

L'avverbio

Aggettivi



Pronomi

Pronome personale

Pronome possessivo

Pronome dimostrativo

Pronome relativo



Gli articoli


Articolo determinativo

Articolo indeterminativo



Il verbo

Verbi transitivi

Verbi intransitivi

I verbi ausiliari

I verbi impersonali


Modi verbali

Indicativo

Imperativo

Condizionale

Congiuntivo

Infinito

Participio

Gerundio



Preposizioni

Preposizioni articolate

Congiunzioni

Le interiezioni



Analisi logica


Soggetto

Predicato verbale

Predicato nominale



Complementi

Complemento oggetto



Analisi del periodo

Proposizione semplice

Proposizione semplice ellittica

Proposizione complessa

Proposizione complessa ellittica

Proposizione composta

Proposizioni subordinate

Proposizioni correlative

Incidente

D eufonica




La D eufonica viene aggiunta per rendere il collegamento tra due vocali più piacevole all’ascolto. Eufonia vuol dire appunto “effetto sonoro gradevole”.

Esistono i fautori della “d” a tutti costi e i sostenitori di un uso più attento, in base al contesto.





 

In alcuni libri in commercio troviamo però casi di abuso della consonante, addirittura con utilizzo arcaico della congiunzione “o”. E molti sono gli addetti ai lavori che aggiungono la “d”, anche se non è affatto necessaria.

Si può far finta di niente od attenersi alla procedura.


Un simile impiego rende la lettura pesante e poco piacevole oltre a dare spesso l’idea di un testo antiquato, altisonante e inutilmente ricercato. Può essere tollerabile nel linguaggio amministrativo e giuridico, ma negli ultimi anni è in corso un’abolizione del burocratese anche in questi settori, con esagerazione delle “d” eufoniche annessa.

La regola più diffusa resta comunque l’utilizzo della “d” in raccordo di due vocali identiche, per testi scorrevoli e amabili da ascoltare e da leggere.


Ed entrò senza chiedere permesso.


Questo precetto è seguito dalla maggior parte degli editori.

Bisogna notare che in base alle diverse zone d’Italia la “d” eufonica viene utilizzata in maniera differente. Sopravvive in maggior misura, anche nel parlato, nelle regioni centrali e meridionali del nostro Paese. È poi anche una questione generazionale. In linea di massima, dai quarant’anni in su si tende a farne un maggiore utilizzo, mentre nel linguaggio giovanile è sempre meno considerata. Sono queste valutazioni generali, da prendere per le pinze.


Solitamente è l’uso che fa la norma, così, per evitare di farne un caso di rilevanza nazionale,  il comportamento più corretto da tenere sarebbe seguire la regola della “d” tra due vocali uguali, facendo attenzione però alla resa musicale nella lettura, per non rischiare di cadere nella situazione opposta: la cacofonia.


Ed Edoardo non suona bene nonostante la “d” colleghi due vocali uguali. Ci sono poi dei casi in cui è necessario utilizzarla anche se le vocali da congiungere sono diverse, è il caso di ad esempio.


Rossella Monaco


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