grammatica italiana

I verbi ausiliari




Per ausiliari intendiamo quei verbi che oltre ad avere un significato autonomo, possono essere utilizzati in combinazione con altri verbi.

Gli ausiliari propriamente detti sono essere e avere. Questi permettono la formazione di tutti i tempi composti.

Es. Sono andato;

Ho mangiato;

Hanno detto.

La scelta dell’ausiliare corretto per formare i tempi composti è complicata e non esistono categorizzazioni nette.

In generale, possiamo dire che i verbi transitivi utilizzano come ausiliare il verbo avere.

Es. Ho cantato una canzone.

I verbi riflessivi e i verbi impersonali utilizzano il verbo essere.

Es. Mi sono lavato.

Con l’eccezione dei verbi  impersonali legati alle condizioni atmosferiche, che permettono l’utilizzo di entrambi gli ausiliari.

Es. È piovuto/ Ha piovuto.

Per quanto riguarda i verbi intransitivi, i grammatici si rassegnano per lo più a compilare delle liste di voci verbali che richiedono il verbo essere o il verbo avere o entrambi, a seconda della transitività del verbo o del significato che si vuole esprimere.

Per una trattazione più approfondita, rimandiamo al testo “Grammatica italiana” di Luca Serianni e in particolare al capitolo undicesimo, con la consapevolezza che i punti fermi per una categorizzazione sono davvero pochi.

Come lo stesso Serianni fa notare, una sicurezza esiste ed è la seguente: negli ultimi anni la lingua italiana ha fatto registrare una netta prevalenza dell’ausiliare avere ai danni di essere.

Tra l’ausiliare e il participio passato possono talvolta essere interposti avverbi o congiunzioni.

Es. Non ho mai mangiato tanto;

Sono realmente agitato.

Con il verbo essere è possibile formare anche le forme passive dei verbi.

Es. Sono stato interrogato ieri.

Anche se è diffusa la tendenza a utilizzare anche i verbi venire e andare al posto di essere.

Es. Il premio viene assegnato d’ufficio ai presenti.

È andato perduto negli anni.

 

I verbi servili si uniscono ad altri per completarne il significato. “Servono” letteralmente ad altri verbi e indicano obbligo, necessità, possibilità, desiderio o capacità. Sono anche detti modali e sono dovere, potere, volere e sapere (nel significato di “essere in grado di”).  

Queste le caratteristiche che, se presenti in contemporanea, li rendono a tutti gli effetti verbi servili:

- reggono direttamente l’infinito;

- il soggetto del verbo servile è lo stesso soggetto logico dell’infinito;

- presentano una “collocazione mobile” dei pronomi atoni che funzionano indifferentemente come proclitici prima del verbo servile o come enclitici dopo l’infinito.

Es. Ti devo parlare;

Devo parlarti.

Le frasi dell’esempio hanno lo stesso significato ma, se nella prima l’enfasi è posta sulla seconda persona singolare “tu”, destinataria della comunicazione, nella seconda frase l’importanza è data maggiormente al parlante, all’ “io”.

Il verbo dovere seguito dall’infinito può avere il valore di un futuro.

Es. Devo partire (l’azione è ancora da compiere).

Nella formazione dei tempi composti, i verbi servili prendono, in genere, l’ausiliare dei verbi che accompagnano.

I verbi fraseologici, come possiamo capire dalla stessa denominazione, designano un particolare aspetto del verbo attraverso una sequenza di parole, una “perifrasi”. Si tratta di costrutti, formati con verbi di modo indefinito (infinito e gerundio), che possono indicare l’imminenza, l’inizio, lo svolgimento, la continuità o la conclusione di un’azione.

Es. Sto per mangiare una mela (imminenza);

Inizio a studiare proprio ora (inizio di un’azione);

Si ostina a non voler vedere la realtà (continuità);

Smetti di cantare, ti prego! (conclusione).


Rossella Monaco


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