grammatica italiana



Indice

Ortografia della lingua italiana

I segni di interpunzione

L’uso del punto fermo

L'uso della virgola

Il punto e virgola

I due punti

Punto interrogativo

Punto esclamativo

L’uso dei tre puntini

Uso delle parentesi



Uso delle virgolette

D eufonica

Maiuscole

Elisione

Troncamento

L’uso degli accenti


Analisi grammaticale

Il sostantivo

Nomi comuni

Nomi propri

Nomi collettivi

Nomi concreti

Nomi astratti

Nomi alterati

Nomi numerabili

Nomi non numerabili

Nomi difettivi

Nomi sovrabbondanti

L'avverbio

Aggettivi



Pronomi

Pronome personale

Pronome possessivo

Pronome dimostrativo

Pronome relativo



Gli articoli


Articolo determinativo

Articolo indeterminativo



Il verbo

Verbi transitivi

Verbi intransitivi

I verbi ausiliari

I verbi impersonali


Modi verbali

Indicativo

Imperativo

Condizionale

Congiuntivo

Infinito

Participio

Gerundio



Preposizioni

Preposizioni articolate

Congiunzioni

Le interiezioni



Analisi logica


Soggetto

Predicato verbale

Predicato nominale



Complementi

Complemento oggetto



Analisi del periodo

Proposizione semplice

Proposizione semplice ellittica

Proposizione complessa

Proposizione complessa ellittica

Proposizione composta

Proposizioni subordinate

Proposizioni correlative

Incidente

I nomi concreti




I nomi concreti sono nomi comuni che stanno ad indicare cose, persone e animali che l’essere umano è in grado di percepire con almeno uno dei cinque sensi (donna, pane, bicicletta, libro, ecc…).

Bisogna prestare molta attenzione nel categorizzare i nomi in “concreti” e “astratti” perché spesso la decisione può essere soggettiva o quanto meno può dipendere dal contesto. Serianni (1989) sottolinea la difficoltà di questa scelta. La nostra lingua è molto mutevole e i significati possono trasformarsi da epoca in epoca. L’etimologia di molte parole italiane è molto concreta, si rifà spesso alla quotidianità più spicciola ma a volte le parole cambiano significato e diventano concetti astratti o concreti in base al contesto .

Sembra di capire che quasi tutto sia inizialmente concreto e che solo in seguito dal significato originario ne derivi un altro astratto, ma in realtà se ci pensiamo bene qualsiasi denominazione è frutto di uno sforzo mentale dell’uomo di distinguere le cose e le persone.

Sensini (1997) scrive «Come si vede, se da un lato molti nomi sono indubbiamente “concreti” (Pierino, caffettiera, leone) e molti altri indubbiamente “astratti” (lealtà, giustizia, virtù) sono però moltissimi anche quelli che offrono un largo margine di incertezza […]. Molto discussa, in particolare, è la definizione dei nomi che, come partenza, corsa, salto e lettura, indicano al tempo stesso un concetto astratto e un'azione percepibile con i sensi, anche se priva di consistenza materiale».

Alcuni studiosi hanno deciso addirittura di abolire la differenza che comunque è percepibile ed esiste.

Es.  La bontà dell’essere umano è rara (“bontà” è astratto perché indica una qualità generica degli uomoni derivata e “astratta” da caratteristiche materiali: comportarsi bene, aiutare disinteressatamente gli altri ecc…)

Il bignè è una bontà (“bontà” è concreto perché si riferisce a un oggetto specifico fatto di caratteristiche concrete, la qualità di essere buono al gusto).


Rossella Monaco


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