grammatica italiana



Indice

Ortografia della lingua italiana

I segni di interpunzione

L’uso del punto fermo

L'uso della virgola

Il punto e virgola

I due punti

Punto interrogativo

Punto esclamativo

L’uso dei tre puntini

Uso delle parentesi



Uso delle virgolette

D eufonica

Maiuscole

Elisione

Troncamento

L’uso degli accenti


Analisi grammaticale

Il sostantivo

Nomi comuni

Nomi propri

Nomi collettivi

Nomi concreti

Nomi astratti

Nomi alterati

Nomi numerabili

Nomi non numerabili

Nomi difettivi

Nomi sovrabbondanti

L'avverbio

Aggettivi



Pronomi

Pronome personale

Pronome possessivo

Pronome dimostrativo

Pronome relativo



Gli articoli


Articolo determinativo

Articolo indeterminativo



Il verbo

Verbi transitivi

Verbi intransitivi

I verbi ausiliari

I verbi impersonali


Modi verbali

Indicativo

Imperativo

Condizionale

Congiuntivo

Infinito

Participio

Gerundio



Preposizioni

Preposizioni articolate

Congiunzioni

Le interiezioni



Analisi logica


Soggetto

Predicato verbale

Predicato nominale



Complementi

Complemento oggetto



Analisi del periodo

Proposizione semplice

Proposizione semplice ellittica

Proposizione complessa

Proposizione complessa ellittica

Proposizione composta

Proposizioni subordinate

Proposizioni correlative

Incidente

Sostantivo




Il sostantivo (o nome) è la parte del discorso che serve a indicare un oggetto – astratto o reale – , una persona o un animale con il nome designato. Insieme al verbo costituisce la parte essenziale della frase minima di significato.



Esistono anche verbi e altre categorie grammaticali che si dicono sostantivati perché possono assumere la funzione di sostantivo all’interno della frase.


Si può distinguere tra nomi propri e nomi comuni. I nomi propri indicano un elemento singolo di una categoria.Ad esempio, Carlo è nome proprio perché indica un singolo individuo all’interno della specie umana. I nomi comuni invece indicano gli oggetti, le persone e gli animali in senso complessivo, generalizzato. Persona è nome comune perché indica potenzialmente qualsiasi individuo del genere umano. Bisogna però fare attenzione perché anche i nomi comuni possono diventare nomi propri se presi a prestito per indicare negozi, attività, riviste, ecc… Ciò di cui dobbiamo tener presente nella distinzione è il contesto.  È possibile poi operare una terza classificazione, esistono infatti i nomi collettivi che indicano un gruppo, un insieme di esseri della stessa specie con una sola parola (gregge, gente, popolo, ecc…)


Ogni nome può poi essere:

  1. astratto, che distingue entità immateriali, concetti e idee che non si riferiscono a nessun oggetto, animale o persona concreti (felicità, testardaggine, anima, ecc…) o concreto, che si riferisce a realtà oggettive verificabili con i cinque sensi (matita, ombrello, scarpa, uomo, cane, ecc…);

  2. primitivo, che non deriva da nessun altro nome, verbo o aggettivo italiano (pane, arancia, automobile, ecc…), derivato, che al contrario proviene da altre parole (acquedotto/acqua, libreria/libro ecc..) o alterato, che utilizza dei suffissi per modificare parzialmente il suo significato esprimendo una qualità senza l’aggettivo qualificativo o per indicare lo stato d’animo nei confronti dell’oggetto;

  3. composto, che si crea dalla congiunzione di due parole distinte, aggettivo + aggettivo (pianoforte), nome + aggettivo (cassaforte), nome + nome (pescespada), verbo + nome (appendiabiti), verbo + verbo (saliscendi) e altre combinazioni che vedremo più approfonditamente qui;

Il nome è variabile in genere (maschile, femminile) e in numero (singolare, plurale).


Di solito i sostantivi che terminano in -o sono maschili e al plurale finiscono in -i (gatto/gatti, piatto/piatti, sandalo/sandali…). Anche se esistono nomi femminili che terminano in -o e al plurale vogliono la -i (mano/mani…). I sostantivi in -a sono in genere femminili e al plurale cambiano in -e (palla/palle, ventola/ventole, anima/anime…).  Anche se esistono nomi maschili che terminano in -a e al plurale vogliono la -i (poeta/poeti, problema/problemi…)


I nomi che terminano in -e, invece, possono essere sia maschili che femminili e il loro plurale è in -i (cenere/ceneri, limone/limoni, indice/indici…).


Ci sono poi sostantivi che al singolare hanno un’unica forma e al plurale terminano in -i o in -e a seconda che si voglia esprimere il maschile o il femminile (dentista = dentisti/dentiste).  


Non dimentichiamo i plurali invariabili (la città/le città, l’autobus/gli autobus, la radio/le radio, la tesi/le tesi…), i plurali irregolari (uomo/uomini, l’uovo/le uova, il dito/le dita…) e i plurali dei nomi composti che vedremo qui. Alcuni nomi hanno due plurali dal significato distinto, ad esempio il sostantivo osso che al plurale può essere ossi (per il cane) oppure ossa (umane o di altri esseri viventi).


In caso di dubbi sul genere e sui plurali è sempre meglio affidarsi a un buon vocabolario.

Rossella Monaco


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