grammatica italiana

Il verbo




Il verbo è una parte variabile del discorso. Può indicare l’azione che compie il soggetto della frase o quella che il soggetto subisce; lo stato di un soggetto o l’esistenza dello stesso; il rapporto che intercorre tra il soggetto e il nome del predicato, all’interno del predicato nominale.

Insieme al soggetto costituisce la frase minima. Alcune locuzioni verbali si comportano al pari dei verbi: è il caso di “avere bisogno”, “farsi vivo” e di altre locuzioni comprendenti nomi o aggettivi.

Possiamo fare una grande distinzione tra verbi copulativi e verbi predicativi. I primi utilizzano il verbo essere come copula e servono a collegare un soggetto a un nome o a un aggettivo; i secondi esprimono di per sé un senso compiuto.

Tra i verbi copulativi troviamo:

  • I verbi elettivi (nominare, eleggere...);
  • I verbi estimativi (considerare, ritenere, stimare...);
  • I verbi appellativi (chiamare, denominare...);
  • I verbi effettivi, solitamente tutti intransitivi, che esprimono uno stato (essere, rimanere, stare), una sembianza (parere, sembrare) o un cambiamento di stato (diventare, divenire). Tra questi troviamo anche verbi che in alcuni casi si comportano come predicativi come crescere, nascere, vivere, morire, quando necessitano per completare il proprio significato di un aggettivo o di un nome. Es. Marisa cresce forte.

 

Gli elementi costitutivi del verbo sono il modo, il tempo, la persona, la diatesi e l’aspetto.

Il modo lo vedremo nel dettaglio nella sezione dedicata.

Il tempo, come è chiaro a tutti, è un metro riferito all’asse cronologico. Spesso il tempo espresso grammaticalmente (tempo linguistico) non coincide con il tempo reale (tempo fisico). È una distinzione basata sulla praticità, sul contenuto, più che una classificazione grammaticale. I tempi dei verbi si distinguono poi in semplici (formati da una sola parola) e composti (ausiliare + participio passato).

 

La persona di un verbo si trova solamente nei modi finiti. La 1° persona singolare corrisponde all’ “io”, la 2° persona singolare al “tu”, la 3° singolare a “egli/ella/esso”; la 1° persona plurale al “noi”, la 2° plurale al “voi”, la 3° plurale a “essi/esse”. In italiano è facoltativo l’utilizzo del pronome personale prima del verbo perché le forme del verbo sono già molto differenziate tra loro e non ci sono, di solito, fraintendimenti di significato (ciò non accade in inglese o in francese, ad esempio).

A volte possono esserci delle omonimie tra forme diverse. A quel punto, se il significato non è deducibile dal contesto, converrà utilizzare il pronome personale o il soggetto per disambiguare.  Es. Canti (2° pers. sing. Modo indicativo, tempo presente “tu canti”; 1° pers. sing. Modo congiuntivo, tempo presente “che io canti”).

La 3° persona plurale del verbo può essere utilizzata in italiano anche con valore impersonale. Es. Parlano di quella ragazza su tutti i giornali (Si parla di quella ragazza su tutti i giornali).  

La diatesi si riferisce al legame che intercorre tra il soggetto e il verbo. Può essere attiva, quando il soggetto compie l’azione; passiva, quando la subisce; o riflessiva, quando soggetto e oggetto coincidono.

Es. Mario si lava (riflessiva);

Mario lava la mela (attiva);

Mario è lavato da sua mamma (passiva).

 

L’aspetto riguarda infine il verbo secondo la prospettiva della durata (azione momentanea, ripetitiva, all’inizio o alla fine dell’azione, azione compiuta o incompiuta). In italiano non ha moltissima importanza ma in inglese, ad esempio, sì. L’aspetto può essere reso in italiano tramite mezzi morfologici (tempi verbali), sintattici (perifrasi) o lessicali. In quest’ultimo caso, bisogna spiegare che alcuni verbi italiani hanno valore ingressivo (es. addormentarsi = cadere nel sonno, iniziare a dormire) oppure possono portare un suffisso che designa il ripetersi dell’azione (canticchiare = continuare a cantare ripetitivamente un motivo).

Es. Cosa fai? Mangio (durativo = “mangio ora ma sto continuando a mangiare finché non finirò”)

Sto mangiando (progressivo = “sto mangiando in questo momento preciso”);

Mangiai (valore puntuale = “nel passato, ma l’azione si è conclusa, è finita”);

Mangiavo (valore durativo = “nel passato, mangiavo in quel momento e continuavo a mangiare”).

Rossella Monaco


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