grammatica italiana

La virgola



La virgola è il segno di interpunzione più versatile. Proprio per questa sua duttilità permette licenze poetiche che non seguono le principali regole ortografiche. Cercheremo di elencare di seguito le norme, per poi fornire esempi di trasgressione delle stesse da parte di scrittori di fama.

Prima di tutto, tra soggetto e verbo non si mette mai la virgola perché separare due parti del discorso collegate logicamente non è corretto, la stessa cosa avviene tra verbo e complemento oggetto correlato.


Carlo mangiava la pasta è una frase corretta mentre non è accettato Carlo, mangiava la pasta, a meno che non si intenda con “Carlo” un vocativo e con “pasta” il soggetto di “mangiava”, ma sarebbe per lo meno fantascientifico. Né è corretto scrivere Carlo mangiava, la pasta.

Eppure esistono delle eccezioni illustri. Alberto Moravia ebbe uno strano rapporto con la punteggiatura. Credeva fortemente nell’uso della virgola tra il soggetto e il verbo per sottolineare maggiormente la personalità dell’io, dargli maggiore carica emotiva, separare nettamente il personaggio principale dagli altri. Ma rimane una violazione consapevole e giustificata della grammatica, non una trasgressione fine a se stessa. Anche Calvino e Manzoni la adoperarono.

Voi, mi fate del bene, a venir qui da me in questa casa. (Alessandro Manzoni, I promessi sposi, 1842)

Dalla regola precedente deriva l’avvertenza di non utilizzare la virgola nelle proposizioni soggettive e oggettive e nelle proposizioni interrogative indirette.

Fare i compiti di inglese non vuol dire conoscere la lingua.

Mi chiedo se tu stia scherzando.

Se però lo scopo è quello di sottolineare alcune parti del discorso, dandogli maggiore enfasi, l’utilizzo della virgola è tollerato.

È evidente, che tu pensi di avere ragione.

È consigliabile non utilizzare la virgola prima di congiunzioni copulative e correlative che, come possiamo intuire dalla loro stessa denominazione, hanno la dichiarata funzione di collegare due parti del discorso.

Carlo mangia la pasta e Giovanna beve un bicchiere di acqua.

Non prendo né caffè né bevande fredde.

Anche in questo caso è però possibile inserire la virgola se l’intento è enfatizzare la distanza tra due elementi più che metterli sullo stesso piano.

Non ho voglia di uscire, e fa freddo.

 

Bisogna poi fare molta attenzione alla funzione disambiguante della virgola. Essa è infatti in grado di dare un senso totalmente diverso a una stessa frase.

Ascoltava sua mamma che cantava una canzone e scriveva una poesia è molto diverso da Ascoltava sua mamma che cantava una canzone, e scriveva una poesia. Nel primo caso è la mamma che canta una canzone e scrive allo stesso tempo, mentre nella seconda frase la mamma canta una canzone e nel frattempo il soggetto di “ascoltava” scrive una poesia.

La disambiguazione è particolarmente utile per le proposizioni relative.

I ragazzi che hanno giocato a carte hanno vinto tremila euro.

Questa frase indica che solo i ragazzi che hanno giocato a carte hanno vinto tremila euro.

I ragazzi, che hanno giocato a carte, hanno vinto tremila euro.

Mentre qui intendiamo che tutti i ragazzi hanno giocato a carte e hanno vinto tremila euro. Un’importante differenza di significato!

La virgola è necessaria:

  1. dopo il vocativo (Giovanna, spegni la luce!);

  2. per gli incisi, a meno che siano talmente brevi da non interrompere il senso del discorso (Giovanna, come prima vi spiegavo, beveva un bicchiere d’acqua);

  3. per le apposizioni (Carlo, manager di Alitalia, ha vinto la terza competizione);

  4. nella corrispondenza per separare il luogo dalla data (Milano, 24 novembre 2011);

  5. nelle coordinate per asindeto (Scese dall’auto, guardò miss Italia, continuò verso l’ingresso, entrò nel portone);

  6. per sostituire un verbo già espresso o altre parti del discorso (La vita è bella; la luna, tonda; il cielo, scuro);

  7. dopo gli avverbi se intesi come intera proposizione (Sì, per me va bene).


Preferibile
l’utilizzo della virgola:

  1. tra due elementi ripetuti (Va bene, va bene, arrivo alle 9);

  2. negli elenchi di nomi e aggettivi (Nell’astuccio ci sono 2 penne, 4 matite, 2 gomme da cancellare, 5 pastelli, 1 temperino.  Giovanna era brutta, antipatica, poco intelligente, maleducata);

  3. per separare i complementi indiretti e le proposizioni subordinate, particolarmente quando sono all’inizio della frase (Per me, stiamo sbagliando gioco. A Carlo, ho dato il mio astuccio. Per giocare a carte, bisogna sapere le regole).

Per rispondere all’eterna domanda che attanaglia gli italiani “prima del ma ci vuole la virgola?”, la regola più conosciuta vuole che il ma avversativo utilizzato per coordinare due frasi sia preceduto da una virgola, si può invece evitarla quando ad essere unite sono due frasi brevi o due parole. In realtà non è sempre così, tutto dipende dalla funzione delle frasi e si può decidere se l’opposizione o uno dei due elementi coordinati debbano essere sottolineati dalla punteggiatura o meno.

Rossella Monaco


Condividi