grammatica italiana

L'imperfetto




L’imperfetto, dal latino “imperfectum”, indica un’azione incompiuta, appunto “imperfetta”, nel passato. “Incompiuta” nel senso che non possiamo sapere quando inizia e quando termina, a differenza del passato remoto che indica invece un’azione più puntuale, già terminata.  

Es. Andavo a prendere mia madre e poi correvo a casa;

Andai a prendere mia madre quel lunedì.  

L’imperfetto assume normalmente un aspetto durativo nel passato.

Esistono diversi tipi di imperfetto:

  • L’imperfetto iterativo che pone l’accento sul carattere abituale di un’azione. Lo troviamo spesso in compagnia con avverbi di frequenza. Es. Mia sorella mangiava sempre la pasta con un filo d’olio.
  • L’imperfetto descrittivo che viene, appunto, utilizzato nelle descrizioni e incarna perfettamente l’indeterminatezza del tempo. Es. Era una ragazza solare, aveva i capelli biondi e gli occhi azzurri.
  • L’imperfetto narrativo (o storico) che sembra, invece, non dar conto alla predisposizione “aspettuale” dell’imperfetto, avvicinandosi di più a caratteristiche perfettive. Serianni spiega che il suo ufficio stilistico è “quello di prolungare la durata dell’azione espressa dal verbo immobilizzandola in certo modo davanti agli occhi del lettore”. Lo troviamo per lo più in pezzi giornalistici di cronaca. Es. Carlo Giovannesi usciva di casa alle 9.06 e si trovava davanti alla metro alle 10 in punto, dopodiché arrivava in piazza di Spagna alle 10.35 e lì portava a termine la transazione.
  • L’imperfetto conativo per enunciare progetti, desideri, azioni che alla fine non si sono compiute. Es. Per poco, non inciampavo in quel grosso sasso.
  • L’imperfetto di intenzione che esprime una richiesta garbata, volutamente velata, come a voler dire “volevo fare così, ma se tu non vuoi o non puoi, non importa”. Es. Volevo venire a trovarti mercoledì. Come se si volesse quasi negare per riserbo una certa volontà e allo stesso tempo proporla all’interlocutore. Oppure può essere utilizzato quando si ha intenzione di mettersi a disposizione dell’interlocutore. Es. Voleva?
  • L’imperfetto prospettivo che viene utilizzato, talvolta, per indicare il futuro nel passato al posto del condizionale passato.  Es. Marta era arrivata mercoledì mattina e ripartiva giovedì sera. (“sarebbe ripartita giovedì sera”).
  • L’imperfetto immaginifico (Serianni lo definisce onirico o ludico) che viene utilizzato nei resoconti di sogni e nei giochi dei bambini. Es. Ho fatto un brutto sogno. Ero a Genova e cadevo dalla montagna rotolando nel burrone; Giocavamo sempre a guardie e ladri: io ero il farabutto e lui l’uomo di legge.
  • L’imperfetto irreale, usato al posto del condizionale passato, per indicare l’ipotetica conseguenza di un’azione che poi non si è verificata. Viene utilizzato prevalentemente nel parlato ma lo troviamo talvolta anche in narrativa. Es. Se mi chiamavi, venivo; Se il signor Pianelli voleva fare il lord e mandare in lusso la moglie, non era bello niente affatto che i conti li facesse pagare agli amici (De Marchi, Demetrio Pianelli).

Se, quindi, i primi tre tipi di imperfetto indicano azioni reali, gli altri si situano su un piano di irrealtà, presupposizione, incertezza e immaginazione. Per approfondire l’uso dell’imperfetto: Grammatica Italiana, Luca Serianni.

 


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