grammatica italiana

Il trapassato prossimo




Il trapassato prossimo (o piuccheperfetto) ha la funzione di indicare anteriorità rispetto al passato. Esso si forma unendo l’imperfetto degli ausiliari essere e avere al participio passato.

Es. Avevo cantato;

Eri andato.

Il riferimento temporale al passato può essere rappresentato da un passato remoto, da un imperfetto, da un passato prossimo o da un presente storico.  

Es. Giovanna mangiò la mela come aveva mangiato la pasta;

Quando arrivavo a Roma Giovanna era già partita per le vacanze;

Mi sono persa a Roma. Ero andata in piazza di Spagna e poi non ho capito più nulla;

Vedo un cervo correre verso di noi. Poi il piccolo, che aveva corso all’impazzata dall’altra parte, si avvicina sempre di più.

 

Ma possiamo dedurre la funzione di anteriorità del trapassato prossimo rispetto al passato anche dal contesto, senza che compaiano altri verbi al passato, perché si può comprendere quando esiste una proposizione sottointesa, anche quando non espressa.  

Es. Ti avevo detto di mangiare tutto! (invece non l’hai fatto).

 

Esiste anche un trapassato prossimo di cortesia, utilizzato talvolta al posto del passato prossimo, che serve a rendere un’intenzione o una richiesta più cortese e meno diretta, a smorzare i toni.

Es. Ero venuto per discutere della situazione.

 

Il trapassato prossimo può indicare nella lingua parlata, come l’imperfetto indicativo, una situazione di irrealtà, un’azione non realmente accaduta ma solo ipotizzata.

Es. Con tua sorella ora non avevamo ancora finito geografia (se fossimo stati io e tua sorella non avremmo finito nemmeno geografia) mentre con Marco abbiamo già studiato tutto.

 

Nel registro colloquiale, il trapassato prossimo può subentrare anche al posto del congiuntivo trapassato, nel periodo ipotetico dell'irrealtà.

Es. Se ero venuto con Grazia, non potevo certo tornare con Luca.

La frase non è accettabile nella grammatica standard, secondo la quale la frase corretta sarebbe: Se fossi venuto con Grazia, non avrei potuto tornare con Luca.       

Meglio seguire, anche nel parlato, la grammatica italiana, evitando simili errori, per una maggiore correttezza formale e per evitare fraintendimenti con i propri interlocutori.

Rossella Monaco


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